Retail e personal shopper? Ci aiuta l’intelligenza artificiale

Le potenzialità della Intelligenza Artificiale nel retail ci sono, per migliorare la customer experience e le opportunità di business. Le evidenzia Sandro Parisi, Ceo Eudata

Il retail trova nella Intelligenza Artificiale un nuovo alleato. Immaginate di contare sulla AI in qualità di personal shopper “virtuale”: efficace e disponibile 24 ore su 24, è il sogno di chi fa acquisti. Ma è solo un esempio delle opportunità aperte grazie all’avvento dell’AI in ogni settore produttivo e commerciale, di cui il mondo retail fa parte. A motivare i futuri profondi cambiamenti che vivremo nel giro di pochissimi anni è Sandro Parisi, Ceo di Eudata. Si tratta di un’azienda specializzata proprio in sistemi di artificial intelligence. È lui a prospettare, a una platea stracolma, quello a cui assisteremo tra quest’anno e il 2020: un boom dell’intelligenza artificiale dalle molteplici ricadute.

Sandro Parisi Eudata
Sandro Parisi, Ceo Eudata, azienda specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale

Intelligenza artificiale, prepariamoci al boom

L’impatto ipotizzato dell’Artificial Intelligence sul mondo delle imprese è impressionante. Secondo Gartner il valore del business globale derivato dall’AI è stimato in 1,2 trilioni di dollari nel 2018, con un incremento del 70% rispetto al 2017 e dovrebbe raggiungere i 3,9 trilioni nel 2022.

La crescita in percentuale sarà particolarmente importante dal 2018 al 2020.

Inoltre, genererà 2,3 milioni di posti di lavoro specializzati da qui al 2020 a discapito di 1,8 milioni non specializzati. L’AI sarà parte integrante della maggior parte dei lavori e servizi.

«Ciò significa che qualsiasi attività che faremo con la nostra banca, una società di tlc o un’utility prevederà un determinato numero di passaggi diversi di artificial intelligence in termini di relazione, di contrattualistica o di campagna marketing. Tutto questo sarà automatizzato da un motore di intelligenza artificiale».

In realtà, avvisa Parisi, già questo avviene, ma col tempo diventeranno sempre più precisi questi sistemi.

I fattori decisivi nell’avvento della AI

In ogni caso sul perché si sia arrivati oggi e nei prossimi tre anni a questa sorta di rivoluzione concorrono tre fattori: l’ottimizzazione degli algoritmi, la potenza di calcolo con processori potenti, in grado di lavorare la quantità di dati disponibili.

L’intelligenza artificiale entra in gioco per fare previsioni, per gestire al meglio le risorse, per contare su un supporto decisionale. Ma ormai è sempre più esteso il suo campo d’azione, arrivando anche al medicale o all’industry. Sarà sempre più utilizzata, in parte perché le imprese ne hanno bisogno. Desiderano risparmiare sui costi, ma alla lunga sarà per loro più importante scegliere soluzioni AI per la loro capacità di generare revenue, ma anche per creare customer experience. In quest’ultimo caso, spiega Parisi, «migliore sarà l’esperienza dei clienti e la loro soddisfazione, maggiore sarà il flusso di entrate».

Da qui lo sviluppo di strumenti che possano garantire queste importanti esigenze. «L’aspetto fondamentale e prioritario, con device di intelligenza artificiale, è definire col cliente quale sarà l’ambito di lavoro di una macchina. In un contesto lavorativo quale il settore bancario, le componenti di un dialogo sono abbastanza standard: si parla di conto corrente, di mutuo, di bonifico. Quando la macchina riesce a muoversi bene entro tale contesto, facciamo in modo di verticalizzare il dialogo sulla realtà del cliente. Così sarà davvero in grado di interagire con gli utenti, utilizzando il linguaggio naturale o dei processi». Ed è questo ciò che realizza Eudata nel mondo dell’Intelligenza Artificiale per la maggior parte dei processi. «La difficoltà è rappresentata dalla continua evoluzione di queste realtà che lanciano continuamente nuove soluzioni perché il loro modello di business deve evolvere».

Il personal shopper è un software

È una sfida appassionante, finora vinta. Lo dimostra il fatto che Eudata sia stata recensita tra le prime venti società al mondo del settore: «un apprezzamento motivato dalla qualità dei sistemi di mantenimento ed evoluzione della nostra piattaforma, molto completi ed efficaci», sottolinea il Ceo.

Tra gli strumenti progettati e realizzati da Eudata c’è Convy AI, sistema sviluppato da Eudata. Lo si potrebbe definire un chatbot, ossia un software progettato per simulare una conversazione con una persona, ma decisamente più evoluto. «Si tratta di un sistema in grado di gestire fino al 60% delle conversazioni e delle situazioni in completa autonomia», precisa Parisi. Il retail si è mostrato interessato a questi sistemi: proprio Convy si propone con capacità di personal shopper.

Ma quanti ambiti possono aprire sistemi di AI per la customer experience nel retail?

«Questo tipo di servizi parte per prima cosa con l’intento di abbattere i costi. In ambito retail c’è una base di conoscenza molto labile facilmente sostituibile da sistemi di intelligenza artificiale attivi sul canale testuale oppure su quello voce. Per esempio, si potrà utilizzare per confermare la disponibilità di un prodotto a magazzino oppure per una comparare due prodotti con caratteristiche analoghe. Tutto ciò che agevola il lavoro ripetitivo o di confronto è possibile automatizzarlo con questo tipo di tecnologie. Una tendenza che m’immagino potrebbe sorgere nel futuro sarà un’associazione di intenti tra il mondo retail con player con cui è già accostato. Penso, per esempio, all’ambito dei finanziamenti. Queste possibilità rappresentano sì integrazioni complesse, e ancora futuribili, ma costituiscono strumenti efficaci per la revenue generation».

A proposito di customer experience, come potrà essere utile nel retail e in generale?

Il primo pregio è che i sistemi di AI sono disponibili sette giorni su sette, in modalità h24, senza problemi di picchi orari e di conseguente attesa per l’utente. In più gestisce in maniera flessibile l’imprevisto, ed è in grado di svolgere attività altamente ripetitive, ma con una velocità nettamente superiore.

Nello spazio fisico del retail, come può entrare in gioco l’AI per migliorare l’esperienza di acquisto o altro?

Si sta notando con alcuni servizi molto innovativi che il trend più interessante è l’accorpamento tra fisico e digitale, il passaggio dall’uno all’altro. L’Intelligenza Artificiale può essere preziosa come strumento per “catturare” il cliente e attrarlo verso lo store.

In tutto questo che ruolo gioca o può giocare l’Internet of Things?

Dipende dal settore. L’IoT ha svariate applicazioni, ma intanto raccoglie una quantità di dati enorme, quindi può essere utile per dare più potere decisionale al sistema. È utilizzabile come trigger, ossia come strumento che comunica col chatbot per scatenare un’azione. In questo senso sarebbe potenzialmente interessante in un’associazione retail-insurance, con quest’ultima pronta a garantire il corretto supporto al cliente che ha fatto un acquisto.

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