Smart City: ecco perché non basta più

 “Cultura, comunicazione e comparazione: sono le tre parole chiave della città del futuro”.

 

Maurizio Carta – Presidente della scuola Politecnica e Ordinario di urbanistica dell’Università degli Studi di Palermo

Ha esordito così nel suo intervento il Prof. Maurizio Carta dell’Università degli Studi di Palermo –  in occasione della plenaria di apertura del Web Marketing Festival, l’evento più completo sul digitale che si è appena concluso a Rimini.

Durante il convegno, Maurizio Carta ha spiegato che le nostre città sono ancora pensate ieri, e pertanto vanno riprogettate affinché siano più in sintonia con il nostro mondo e con il nostro modo di vivere. Per un presente diverso.

Abbiamo incontrato il Professore dopo la plenaria per chiedergli alcuni approfondimenti. Ecco l’intervista:

Parliamo di Smart City, termine oggi quasi abusato. Quali sono i limiti di questa formula?

Io credo che la Smart City sia stata una importante innovazione, anche lessicale, nel momento iniziale. Adesso non è più abbastanza perché rischia di essere vissuta, soprattutto dalle amministrazioni, come una sorta di protesi consolatoria. Inseriamo un po’ di tecnologia necessaria – in alcuni casi anche molto interessante – nelle città, ma le città continuano a rimanere un corpo ottocentesco. Il mio ragionamento è: andiamo oltre. L’intera città, nella sua componente umana, tecnologica, sociale ed economica, deve cambiare radicalmente, evolvendosi in quello che chiamiamo città aumentata, o augmented city. Quest’ultima, ovviamente, ha al suo interno anche una componente di Smart City, ma include elementi di social innovation, elementi ambientali, elementi di riciclo di risorse, rifiuti e scarti” – ci ha spiegato Maurizio Carta.

Quali sono le tecnologie che potrebbero portare verso questo nuovo scenario?

Fondamentale è l’esplosione dell’Internet of Things che permette di connettere dispositivi umani, personali. Il livello dei sensori che oggi possono aiutare chi progetta, governa e controlla le città è straordinario perché abbiamo sensori biologici, elettronici, ma anche sensori umani. Sì perchè anche noi stessi ormai emettiamo dati rilevanti e questo è un elemento fondamentale. Poi ci sono tutte quelle tecnologie “app” che permettono di mettere insieme i diversi livelli, e di trasformare le segnalazioni dei cittadini in azioni e reazioni della PA. Potremmo ad esempio far sì che chi produce energia in surplus – ad esempio da fotovoltaico – attraverso la tecnologia blockchain la possa condividere con gli abitanti del quartiere, anziché metterla in rete. In questo modo si eviteranno gli svantaggi economici del rimetterla in rete per riacquistarla a 10 volte di più. La tecnologia pertanto è un fondamentale elemento abilitante per ripensare radicalmente la città. Ma questo implica anche un cambiamento degli strumenti con cui la progettiamo. I nostri piani sono figli dell’inizio del 900. Dobbiamo cominciare a pensare di avere anche dei piani di nuova generazione” – ha risposto Maurizio Carta.

Può spiegarci meglio il ruolo che può avere la Blockchain nella città del futuro?

“La blockchain è un meccanismo di transazione peer to peer, un sistema di negoziazione di valori, dati, o altro, senza intermediari. Ha quindi il vantaggio di essere uno strumento che accelera e agevola la società e la condivisione. Tutto quello che abbiamo può essere ceduto e condiviso con altri soggetti attraverso la blockchain. Immaginaimo di avere energia in più, una macchina in più, o una stanza da affittare. Oggi le più famose app di gestione della macchina in cui hai un posto in più, o della stanza da affittare fanno una grossissima intermediazione. Sono diventate a tutti gli effetti dei gestori di hospitality o di mobility.  Se ognuno di noi riuscisse, invece, ad essere il tassello di una rete senza intermediari, secondo me si potrebbe avere un’accelerazione interessante anche nei diversi modi di utilizzare la città”.  

Future Design

Attualmente, il 20% del nostro pianeta è costituito da città in cui vive il 50% delle persone. Queste città sono responsabili dell’80% dell’inquinamento, ma sono anche i principali motori economici.

L’urbanistica tradizionale oggi non dà più risposte sufficienti per fronteggiare le innovazioni e i cambiamenti in atto. C’è bisogno di una “neurourbanistica” che unisca componenti tecniche ed emozionali, una neuroscienza dello spazio.

C’è bisogno di una nuova città, la città del diverso presente. Una città che dovrà rispondere alla più grande sfida dell’Unione Europea – quella che chiede una riduzione di CO2 dell’80% entro il 2050. Una città che restituisce qualcosa. Una città codificata con le persone che la vivono. Una città con edifici autosufficienti che parlano e che interagiscono con noi. Una città con energia in più, che diventa scambio e risorsa per tutti. Una città circolare, basata sul riciclo.

La strada è lunga ma è ora di cominciare a porre le fondamenta per la Augmented City. Perché il futuro si progetta e si costruisce, non si aspetta.

Sei interessato a tutte le novità relative alla Smart City? Vieni a scoprirle a ILLUMINOTRONICA, dal 29 novembre al 1 dicembre 2018 alla Fiera di Bologna.

Photo credit: Designed by Freepik

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