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La smart city non esiste se non c’è filiera

Smart city rischia di essere un termine vuoto se non diviene sinonimo di coordinamento, di integrazione tecnologica e non solo. In tutto questo, l’Internet of Things può rappresentare lo strumento in grado di fornire servizi coordinati e di risolvere problemi e offrire sicurezza, benessere, migliore qualità della vita dei cittadini.

Per riuscire in questo è importante ragionare in modo sinergico, ovvero fare filiera: ne è convinto Mauro Moioli, Ceo di Gemino, importante realtà attiva nei servizi legati all’Internet delle Cose. Il suo prestigio e la sua autorevolezza sul campo sono noti: l’European Institute of Technology ha riconosciuto Gemino come una delle migliori realtà tecnologiche nel settore dell’IoT.

Da tempo sta lavorando e collaborando con enti privati e pubblici per sviluppare soluzioni integrate e interoperabili a beneficio della città intelligente. Comprendere il suo punto di vista è quindi importante per capire a che punto sia lo sviluppo della smart city. Con il Ceo di Gemino cerchiamo di comprendere a che punto sia giunto il percorso dell’innovazione.

Mauro Moioli Gemino
Mauro Moioli, Ceo Gemino

Quali sono le difficoltà reali nel mancato sviluppo delle smart city?

Il primo ostacolo è legato al fatto che tuttora la Pubblica Amministrazione non è un player tecnologico, quindi si appoggia a soggetti terzi per creare soluzioni standard per la smart city, ricevendone però feedback spesso errati.

In secondo luogo, la PA non avendo cognizione sulle tecnologie, non sa che per fornire un determinato servizio e per ovviare a un determinato problema ci sono varie possibilità e soluzioni. Per questo è importante pensare in ottica di filiera.

Perché è basilare fare filiera per sviluppare concretamente la smart city?

La filiera è fondamentale in un contesto di Internet of Things in quanto è un ecosistema, un’infrastruttura dove sono presenti numerosi oggetti. Quello che manca oggi è l’interoperabilità, elemento essenziale ma assoggettato all’interfaccia fisica. Fare filiera quindi è importante perché attraverso il lavoro coordinato di un pool di aziende, è possibile rivolgersi a un ente fornendo un sistema unico e coordinato. Nel caso della smart city la procedura è identica: in questo caso è possibile mostrare come gli oggetti possono essere resi interoperabili mediante un minimo sforzo.

Quale o quali tecnologie possono essere realmente applicate/applicabili per uno sviluppo concreto in ottica Smart City? L’IoT che ruolo ha?

L’IoT è un insieme di elementi cosiddetti smart, che possiamo definire finiti ovvero che svolgono una determinata operazione e collegabili ad altri per attuare uno scambio di informazioni, dati determinati parametri.

L’esempio che posso fare è quello relativo all’inserimento dell’IoT all’interno di una città partendo da due elementi di connessione: l’impianto semaforico e di illuminazione. Nel primo caso l’Internet delle cose non entra in gioco per mutare da rosso a verde l’impianto, ma nel programmare tutta una serie di condizioni per coordinare gli impianti in chiave, ad esempio, di gestione ottimale del traffico, fare efficienza energetica prevedendo di azionare o interrompere le luci in determinate aree della città dove non c’è bisogno in quanto non è ravvisato alcun movimento geolocalizzato. Certo, occorre lavorare su determinati aspetti, come la possibilità di mettere in contatto i vari impianti tramite sensoristica in grado di attingere informazioni, inviarle al cloud per elaborare informazioni e fornire risposte. Così è possibile estendere ad altre finalità:per esempio, abbiamo analizzato  per un Comune del Veneto un sistema d’inclusione turistica, progetti di smart parking e stiamo oggi proponendo sistemi semplici di videosorveglianza basati su IoT … questa attività oggi va fatta, ribadisco, in modo coordinato, creando un ecosistema sinergico.

 

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