Smart city e Internet of Things, ostacoli ed eccellenze

I Comuni italiani quanto sono smart? Poco: più della metà (51%) ha avviato un progetto smart city negli ultimi tre anni, il 56% dei progetti è ancora in fase sperimentale. Certo, la volontà di innovare c’è e si nota anche dal fatto che il 53% dei Comuni ha in programma progetti specifici, ma resta il fatto che il 40% degli abitanti delle città medio-grandi non ha mai sentito parlare di smart city e l’86% non è ancora pienamente soddisfatto dell’offerta digitale proposta dal proprio Comune. Sono alcuni dei dati presentati dall’Osservatorio Internet of Things della School of Managemente del Politecnico di Milano. Da una parte la voglia di tecnologia e d’innovazione che si registra nel nostro Paese, dall’altra le difficoltà delle città italiane a essere “tecnologicamente intelligenti”.

 

Primo ostacolo: il fattore economico

Il primo e importante scoglio su cui s’infrangono i propositi di smart city è quello legato ai costi: la difficoltà nel rendere economicamente sostenibili i progetti specifici è tale che la maggior parte di essi si arena dopo la prima fase di sperimentazione. E qui interviene l’Osservatorio nel sottolineare l’importanza di comprendere bene i benefici di natura economica correlati alla sostenibilità di progetti specifici. Per questo gli analisti hanno sviluppato dei modelli per stimare costi e benefici riguardanti: gestione dei parcheggi; smart building; raccolta rifiuti; illuminazione. In quest’ultimo caso il progetto prevede il passaggio al LED e il telecontrollo di linee o singoli lampioni, per ridurre i consumi e migliorare la gestione della manutenzione. Bene, la conclusione è stata che in tutti i casi si riescono a ripagare gli investimenti: per quanto riguarda lo smart lighting in 3-5 anni e anche nel caso dello smart building, quello più oneroso, in 6-9 anni si rientra nelle spese.

 

Gli esempi eccellenti di smart city

Infine, è stato considerato che lo sviluppo tecnologico può contribuire a ridurre le barriere all’avvio di iniziative Internet of Things in città. In primis, la diffusione di reti di comunicazione dedicate offre un vantaggio significativo. Ma lo stesso Osservatorio ha evidenziato che di buoni esempi in Italia ce ne sono: Milano e Torino, innanzitutto, che hanno saputo sviluppare programmi di ampio respiro; il fatto che il capoluogo lombardo, più precisamente l’area metropolitana milanese, sia tra le prescelte per la sperimentazione 5G nel progetto del ministero dello Sviluppo economico è segno di potenzialità di sviluppo per applicazioni che vanno dall’Internet of Things ad altre soluzioni tecnologiche. Torino e Fastweb stanno lavorando allo sviluppo dell’UltraFibra a 1 Giga per abilitare lo sviluppo di servizi in ottica smart city. Ma anche altre città, tra le quali Genova, da tempo capofila tra le città “intelligenti”, si fanno notare e, tra queste, Aosta che intende intervenire alla riqualificazione dei 7mila punti luce presenti in città in ottica smart lighting. Infine, è da segnalare il progetto Chorus Life avviato a Bergamo, con la riqualificazione di un’area di 70 mila metri quadri in un progetto avveniristico e con un investimento complessivo da 100 milioni che vede protagonista, per la parte dell’innovazione tecnologica, Gewiss (il cui presidente, Domenico Bosatelli, è l’ideatore del progetto di cui si è fatto carico dell’investimento), ma anche Siemens e Microsoft.

Internet of Things e smart city saranno tra gli argomenti che discuteremo durante la prossima edizione di Illumino Tronica, dal 12 al 14 Ottobre alla Fiera di Padova.

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