Linkedin Icon
Facebook Icon
Facebook Icon

Smart space a misura d’uomo grazie alla tecnologia

La tecnologia può aiutare a rendere più vivibili gli spazi in cui viviamo e dove lavoriamo. Lo hanno evidenziato i progetti e gli esempi illustrati al talk show dedicato agli smart space organizzato a ILLUMINOTRONICA

La tecnologia aiuta a rendere più vivibili gli spazi in cui viviamo e dove lavoriamo. Un valido spunto di riflessione l’ha offerto il talk show “Gli spazi 4.0 sono realmente a misura d’uomo e di business?” organizzato a ILLUMINOTRONICA e condotto da Elisabetta Bracci, facility manager di Jump Facility.
Un primo elemento l’ha fornito l’architetto Paola Gabrielli di Politecnica, tra le realtà italiane più importanti per la progettazione integrata. E a proposito ha portato esempi legati a lavori svolti in ambienti museali e vocati alla cultura. E ha affermato la necessità di integrare la tecnologia nel patrimonio culturale esistente, una sfida di un’importanza cruciale in Italia, che vanta una ricchezza enorme a livello storico, architetturale e artistico.
Tra gli strumenti tecnologici adottati, l’architetto ha sottolineato il valore del BIM – Building Information Modelling, che Politecnica è stata tra le prime ad adottare in Italia. Ma ha rilevato anche come non sia sufficiente se non viene integrata in uno sguardo d’insieme.

Integrazione tecnologica per smart space

La tecnologia può fornire un valido supporto alla funzionalità degli spazi, ha rilevato la Bracci “quando è totalmente integrata, penetrando lo spazio e divenendo un unico concetto con la bellezza dell’ambiente, garantendo piena funzionalità, comfort e accoglienza allora è il connubio perfetto”, specie in un ambiente lavorativo.
Ed è qui che viene portato l’esempio di CRIF, società specializzata
in sistemi di informazioni creditizie e di business information, attraverso le parole della Risk & Property Director, Elisabetta Longhi

Questa realtà trentennale, già negli anni Novanta concepì la necessità di centralizzare i sistemi di controllo, partendo dalle esigenze di sicurezza alla gestione delle luci e all’esigenza di efficienza energetica. “Il vantaggio di potersi accorgere in tempo reale del funzionamento degli impianti, verificare un funzionamento anomalo di energia e intervenire in tempo reale è premiante”, ha detto la manager, segnalando che quattro anni fa la sfida è stata portata
a un livello ulteriore: “siamo passati dalla gestione e ottimizzazione
del patrimonio esistente alla progettazione di un edificio ex novo. Questo ha richiesto da subito una progettazione che ha coinvolto tutti gli attori necessari a pensare all’edificio perfettamente su misura delle esigenze
”, oltre a lavorare in ottica LEED.
Questo approccio all’inizio ha richiesto un tempo maggiore, ma ha permesso poi di raggiungere i risultati prefissati e lo standard LEED Gold.

Smart spaces, il punto di vista del system integrator

L’esigenza di spazi intelligenti e human centric ha nella integrazione tecnologica un fattore cruciale. Da qui l’importanza della figura del system integrator per innestare i concetti della digital transformation al costruito. “Da system integrator ci siamo resi conto che c’era necessità di cambiare approccio ed è stata una sfida che ha implicato vedere le cose da punti di vista differenti, nell’operare su ambienti sempre più interconnessi e intelligenti – ha detto Gabriella Attanasio, direttore tecnico di VEM Sistemi Nel caso degli smart building li riteniamo edifici capaci di offrire servizi ai residenti in modo da migliorare il loro modo di vivere e di lavorare”.

Gestendo edifici adibiti a uso ufficio, la necessità è stata di guardare con particolare attenzione al concetto di smart working e alla activity-based working: “siamo tutti consapevoli che il nostro lavoro non è più costante nel tempo e il posto di lavoro non è fisico, ma è un concetto che ha al suo centro la necessità della persona di cercare e trovare lo spazio più adeguato a svolgere l’attività di cui si occupa in un determinato momento”. Quindi non esiste più un singolo spazio, ma tante tipologie di spazi in cui ognuno deve trovare quello più congeniale al momento: “la tecnologia serve ad agevolare tutto questo processo, a livello progettuale nella rivisitazione degli spazi e poi per facilitare il lavoro”.

L’importanza della control room

Perché tutto questo funzioni, ovvero perché il building sia davvero smart, permettendo di operare e far lavorare al meglio occorre poter gestire i dati elaborati, monitorare le prestazioni, analizzare l’andamento di impianti e servizi. Tutto ciò presuppone l’esistenza di uno spazio dedicato: la control room. “È il centro nevralgico di un edificio smart o tradizionale che sia”, illustra
Giovanni Fracasso, responsabile comunicazione del Gruppo SCAI.
Come deve essere concepito questo luogo? “Dev’essere human centred, centrato cioè sulla persona e sulle esigenze ed esperienze di chi lo utilizza, garantendo efficacia, efficienza e rapidità nel risolvere problemi, monitorandone i parametri”.

Questo risultato si ottiene, a parere di Fracasso, da una buona progettazione della user experience che deve rispettare determinati parametri digitali e analogici, tra la parte passiva – la ricezione
dei dati – e la loro gestione in modo immersivo. 
Sono tre le attività fondamentali nella control room: la prima, continuativa, dedicata al monitoraggio; la seconda quella di intervento nel caso di anomalia; la terza di data analysis per il monitoraggio della situazione, garantendo efficienza e giusto comfort agli utenti”.
Contare su smart building e interconnessi significherà avere una complessità tecnologica sempre più avanzata e soluzioni differenti, “ma la sfida è e sarà permettere a chi si trova al centro della control room di poterla usare senza essere un esperto di tutto, mettendolo nelle condizioni di svolgere il ruolo di problem solver: questa sarà la sua principale abilità e per questo fine dovrà contare sulla migliore modalità, più semplice e diretta, di far fronte alle varie necessità indipendentemente dal grado e complessità tecnologica presente. Quanto più questa user experience diviene più smart quanto più sarà efficace l’attività dell’operatore”.
Da qui l’importanza di porre sempre più intelligenza nella control room, anche a livello software, con le opportunità che si aprono specialmente per chi è vocato a fare system integration.
Si apre un mercato che da una parte ha bisogno di competenze informatiche ed elettroniche per raccogliere i dati, dall’altra competenze a livello umano e psicologico per renderli più fruibili possibile. Quindi, tutto questo aspetto è sicuramente data driven, ma con finalità human centric”.