Retail 4.0: pronti per la rivoluzione digitale?

The Retail Apocalypse

Negli Stati Uniti si chiama Retail Apocalypse ed è il fenomeno che si è abbattuto sul commercio al dettaglio, ridisegnando il mercato dei consumi e i modelli di business ad esso collegati.

Solo nel 2017, infatti, oltre 8.000 tra negozi e grandi magazzini hanno chiuso i battenti, dando vita ad una vera e propria apocalisse del settore. Contemporaneamente, il traffico nei centri commerciali è diminuito del 50%.  E non è finita, anche per quest’anno le previsioni sono tutt’altro che rosee.

Che cosa sta succedendo?

Succede che le persone preferiscono non andare più fisicamente nel negozio per acquistare determinati prodotti. Online è molto più facile e veloce, è spesso più conveniente, e si ha molta più scelta.

Dobbiamo aspettarci lo stesso anche in Italia? E cosa fare per cavalcare l’onda del cambiamento anziché affondare nel mare digitale?

Ne abbiamo parlato con Luisella Giani, – EMEA Digital Director di Oracle – in occasione del Web Marketing Festival di Rimini, evento che quest’anno ha dedicato ampio spazio al digitale in ambito retail, con interventi di approfondimento di elevato spessore.

La cosiddetta Retail Apocalypse, in atto negli Stati Uniti, come tutte le altre cose arriverà anche da noi. È solo questione di tempo. Cosa deve fare un retailer? Innanzitutto, non deve essere spaventato dalla tecnologia. Deve accettare che viviamo in un mondo digitale, per non dire post-digitale, e che la tecnologia può aiutarlo ad ottimizzare la sua attività” – ci ha spiegato Luisella Giani – “Altra cosa importante è capire perché qualcuno dovrebbe venire nel mio negozio, qual è l’esperienza che gli offro, e i vantaggi. Se una persona preferisce comprare questa cosa online – ed è molto più semplice comprare online –  forse devo cambiare qualcosa nell’esperienza del negozio. Posso offrire un’esperienza più piacevole, magari un negozio molto bello, oppure un servizio superlativo, un qualcosa insomma che non potrà trovare altrove. Pensiamo per esempio all’Apple Store: ci vanno tutti anche se potrebbero comprare l’iPhone tranquillamente da casa. Perché?” .

Qual è il ruolo dell’Internet of Things in questo scenario?

Di Internet of Things se ne parla molto, ma troppo spesso si definisce IoT quello che non è propriamente IoT. L’IoT nel vero senso della parola è quello che avviene nell’industria manifatturiera. Qui ci sono dei macchinari connessi, che rilasciano dati e informazioni e ricevono a loro volta dati. Tutto ciò per avere delle analisi non solo in tempo reale, ma anche predittive. Posso monitorare se un macchinario sta funzionando bene, e capire quando qualcosa (e cosa) si romperà, intervenendo prima che ciò avvenga. Quando pensiamo al mondo del fashion e del retail, invece, i sistemi IoT non sono così “puri”. Nel senso che posso avere in un abito un RFID, ovvero un sensore che rilascia un segnale. Questo segnale può essere raccolto da un’applicazione mobile e quindi, in un certo senso, posso rendere l’abito un qualcosa che parla e che comunica delle informazioni. Questo non è propriamente IoT, però l’unione tra RFID e applicazione mobile mi permette comunque di ottenere dati che vengono rilasciati da un oggetto fisico, come appunto l’abito” ha risposto Luisella Giani.

Dati dunque, dati alla base di tutto. Dati che sono importanti e che lo diventeranno sempre di più. Non dimentichiamo infatti che le macchine – e tutto quello che è il mondo dell’Intelligenza Artificiale – non sarebbero intelligenti se non potessero contare sui dati.

E a proposito di Intelligenza Artificiale, abbiamo chiesto a Luisella Giani come si inserisce quest’ultima e quale funzione può avere nel commercio al dettaglio:

Per quanto riguarda l’apporto dell’Intelligenza Artificiale in ambito retail, pensiamo a tutto quello che è la personalizzazione non solo dei messaggi di marketing, ma anche del tipo di offerte che si fanno. So, ad esempio, che un utente ama un determinato prodotto e che è andato nel mio negozio per comprarlo, ma non lo ha preso perché era troppo costoso. Questo è un dato molto importante perché nel momento in cui entrerà di nuovo nel mio negozio potrò proporgli uno sconto su quello stesso prodotto a cui è fortemente interessato. Avendo questi dati si possono attivare dei sistemi – anche automatici – che utilizzano l’Intelligenza Artificiale per fare attività di marketing e delle offerte iper-personalizzate– ha spiegato Luisella Giani.

La trasformazione digitale quindi sta investendo appieno il mondo del retail. È iniziata una nuova era, una rivoluzione 4.0, guidata dall’Intelligenza Artificiale che sta vivendo un vero e proprio boom. Questo perché oggi possiamo contare su molti dati (i big data) prodotti attraverso i social, l’e-commerce, e così via. E possiamo analizzare questi dati per conoscere in modo approfondito i nostri clienti, per poi raggiungerli nel momento giusto, con il messaggio giusto, attraverso il canale giusto.

L’unione tra fisico e digitale è ormai un dato di fatto quando parliamo di Customer Experience. Il negozio fisico non è più distaccato dall’online e i retailers devono adattarsi a questo dualismo e abbracciare il cambiamento.

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Photo credit: Designed by Freepik

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