“La luce non è più soltanto luce!” Parola di lighting designer

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C’è un rivoluzione in atto. E riguarda ogni spazio in cui viviamo: in casa, in ufficio, in città.
Questa rivoluzione riguarda il nostro modo di vedere e relazionarci con l’ambiente in base agli stimoli che riceviamo. La luce è uno di questi stimoli, forse il più importante.

La luce influenza la percezione completa dell’ambiente che ci circonda così come pure il nostro modo di fare, di essere e di giudicare un luogo, una cosa, un sapore. E la luce è il veicolo traente per la percezione cioè il nostro veicolo primario.

Ed è per questo motivo che oggi parliamo di human centric lighting, ponendo il benessere e il comfort delle persone al centro di ogni progetto.

In un’intervista dedicata, in pubblicazione sul numero di LightinArt in uscita, Francesco Iannone e Serena Tellini (Consuline), lighting designer di fama internazionale, ci spiegano come, applicando questo concetto alla progettazione della luce negli spazi si possano ottenere dei risultati davvero straordinari.

Il Metodo Monza

Uno dei punti di partenza è il Metodo Monza, creato dai due lighting designer per applicazioni in ambito museale (ne sono esempi il progetto di illuminazione della Galleria dei Carracci di Palazzo Farnese a Roma o alla Cappella di Teodolinda a Monza – primo caso applicativo, da cui deriva il nome del metodo).

Il “Metodo Monza” è un sistema di illuminazione a percezione tridimensionale basato sull’utilizzo dell’illuminazione a LED integrata e cooperante con discipline quali per esempio le neuroscienze e la neuroestetica.

Dal museale all’ufficio

“Da qualche tempo abbiamo iniziato a sperimentare questo metodo anche negli spazi di lavoro – ci spiega Francesco Iannone – L’obiettivo resta sempre quello di emozionare le persone nell’osservazione. Analizzando cosa prevedeva la normativa in materia di illuminazione negli uffici, ci siamo resi conto che i parametri utilizzati per l’illuminamento erano molto rigidi e fissi (parliamo di 500 lux).

La situazione per illuminare è statica e non subisce mutazioni durante il girono. Questo costringe l’operatore a stare fermo per tante ore nella stessa situazione (spesso in mancanza di luce naturale, influenzando il suo orologio biologico, il suo umore, la sua produttività… in una parola il suo stato di salute”.

Sappiamo bene cosa abbiano scoperto i Premi Nobel per la Medicina Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young sui meccanismi molecolari che controllano il ritmo circadiano. Ovvero come il nostro orologio biologico adatta la nostra fisiologia alle fasi diverse della giornata regolando funzioni critiche come il comportamento, i livelli ormonali, il sonno, la temperatura corporea e il metabolismo. La nostra salute è influenzata dalla situazione esterna.

“Applicando il Metodo Monza in ufficio – spiega ancora Iannone – i risultati sono stati strabilianti. Abbiamo progettato degli spazi in cui abbiamo fatto muovere la luce secondo ritmi più naturali (sia temporalmente sia muovendo lo spettro) ottenendo così una situazione che conosciamo ancestralmente, quella creata dalla luce naturale. Una situazione che muta nel corso del giorno che ci illude di vivere in una situazione naturalizzata.

Questo fa si che la psiche comandi dei processi che ci mettono in equilibrio e che ci fanno entire bene. Rispetto ai 500 lux previsti dalla norma, abbiamo ridotto l’illuminamento e abbiamo introdotto anche le ombre. E le persone che hanno testato questo tipo di illuminazione si sono trovate in uno stato di salute migliorato”.

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Galleria dei Carracci – Palazzo Farnese, Roma – Foto: Vandeville

 

Alle case di cura

Il metodo si può applicare a ogni contesto e ambito. Ed è quanto è stato fatto anche per le case di cura.

“Anche nelle case di cura – ci raccontano i due lighting designer – le normative sull’illuminazione sono piuttosto rigide poichè ci deve essere il giusto quantitativo di luce per illuminare i vari spazi e permettere di curare e assistere i pazienti in sicurezza… Spesso, però ci si dimentica che i pazienti il più delle volte sono distesi su un letto e che la prima cosa che guardano è il soffitto. Vivono una situazione terribile.
Ecco allora che abbiamo cercato di scardinare la norma riportando il paziente a vivere come a casa propria per creare meno stacco con la vita personale”.

Il caso di eccellenza a cui fanno riferimento Francesco e Serena è quello del “Paese ritrovato”, inaugurato a fine febbraio di quest’anno a Monza. Un vero e proprio paese, con una piazza, un minimarket, una chiesa, un bar ecc., ricreato per curare 65 malati di Alzheimer. Un posto in cui medici e infermieri si muovono vestiti “in borghese” e in cui l’obiettivo principale è far sentire i pazienti come a casa propria.

Un villaggio che rivoluziona il modo di intendere la cura e l’assistenza offrendo alle persone malate la possibilità di vivere in libertà e al tempo stesso di usufruire della necessaria assistenza e protezione.

“La luce gioca un ruolo di primaria importanza nel progetto – ci dice Serena Tellini – Insieme a emettitori di suoni e di odori che rimandano all’ambiente naturale, richiamando ricordi positivi che possono incidere sull’umore e sullo stato d’animo. Tutto è connesso e integrato con l’utilizzo di tecnologie sofisticate… un progetto davvero di eccellenza.”

Illuminazione IoT: tutto è connesso

“La luce non è più soltanto luce, è molto di più – ci conferma Francesco Iannone – Oggi, tutti gli apparecchi che si installano devono poter parlano tra di loro. Possono attivare profumi o essere collegati a emittitori di suono, possono fare cose un tempo impensabili…

La trasformazione che stiamo vivendo è reale: un cambiamento che partirà prima dall’interno, ovvero dalla casa per poi passare allo spazio di lavoro, al condominio e alla città, all’area urbana.

Nello urban non si tratta solo di avere un palo della luce che manda segnali in wi-fi o legge il movimento del traffico. Si potrebbe fare moltissimo… Tra gli ultimi casi che abbiamo seguito, c’è Feltre (l’illuminazione della cittadella).

Siamo stati sempre dei convinti sostenitori della tecnologia LED per poter controllare, gestire e pensare. Se puoi aggiungere un pensiero a un oggetto, allora non ci sono limiti all’immaginazione… Di certo, dietro a un’idea ci deve essere il progetto di un professionista perchè nulla di questo si può improvvisare”.

Vuoi saperne di più sulle ultime tecnologie a disposizione dei professionisti in ambito LED e IoT? Allora non perdere ILLUMINOTRONICA, dal 29 novembre all’1 dicembre a Bologna Fiere.

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