Design thinking: progettare i luoghi di cura

SLAncio è il progetto della Cooperativa “La Meridiana” che, sfruttando i benefici della luce e del colore, ha dato un nuovo volto agli ambienti di un ricovero a lungo termine per pazienti in stato vegetativo e malati di SLA, creando un’atmosfera naturale ed accogliente sia per i pazienti, sia per le loro famiglie.

albero delle vite racchiuse - illuminotronica

Il percorso della Cooperativa La Meridiana Due, presso l’Hospice San Pietro, inizia con l’Albero delle Vite Racchiuse: un grande albero stilizzato che accoglie tutti i visitatori. Ogni volta che il centro ospita un nuovo paziente, una targa con il suo nome viene appesa all’albero. Come se quelle targhe dai colori vivaci fossero i suoi frutti, così come i pazienti sono il frutto prezioso del La Meridiana.

È sufficiente questo dettaglio per comprendere l’attenzione che la Cooperativa riserva ai suoi pazienti e ai loro cari. Un’attenzione che permane lungo tutto il loro periodo di permanenza, dall’arrivo al trapasso.

Il momento più difficile, quest’ultimo, tuttavia spesso trascurato: gli amici, i familiari di frequente si vedono costretti a salutare i propri cari in luoghi bui, angusti, poco accoglienti. La Meridiana ha invece deciso di dare a questi spazi e a questi momenti la dignità che meritano.

Il progetto de La Meridiana Due

Una preziosa collaborazione tra lo studio Consuline e Aldo Bottoli, rispettivamente lighting designer e color&perception designer, ha dato vita ad un progetto di riqualificazione degli spazi che accolgono il nucleo famigliare nel momento dell’ultimo saluto. I parenti, in attesa di entrare nella camera mortuaria, vengono ospitati in una sala spaziosa ed intima al tempo stesso, dove potersi raccogliere prima dell’ultimo incontro.

“Pochi ingredienti: del colore, qualche faretto a Led, qualche pellicola e un effetto di riflessione sulle pareti giocato con molta sapienza.” ci dice Francesco Iannone di Consuline “Con questi semplici elementi abbiamo affrontato questo luogo. Una pianta ad esempio, che viene toccata dalla luce in modo che riproponga sulle pareti giochi di ombre, un elemento che siamo abituati a vedere in natura e che abbiamo riportato in un luogo in cui non arriva luce naturale. Anche sulle pareti, le campiture di colore appaiono astratte, ma il nostro cervello le traduce in primi e secondi piani di un insieme vegetale”

Luce e colore nella sala principale

La Meridiana_CameraMortuaria-Illuminotronica
“Tutto è infinita connessione sempre. Ogni essere ha il suo cielo”. La rappresentazione di Aldo Bottoli e Francesco Iannone

La stanza è stata studiata in modo da essere divisa in due zone: una d’ombra e una di luce. Sedie dai lunghi schienali, per dare l’impressione di non essere soli in questo dolore, sono disposte in penombra, e permettono di godere dell’intimità necessaria. Davanti a queste è posizionato il frutto vero e proprio della collaborazione tra i due designer: una rappresentazione aniconica che riempie l’intera parete e accoglie coloro che aspettano di dare l’ultimo saluto. Lo fa silenziosamente, intimamente, rispettosamente, senza voler trasmettere un messaggio preciso, ma lasciando coloro che la guardano, liberi di vedere ciò che preferiscono.
Raffigura forme che si evolvono, si trasformano, a testimoniare il passaggio che avviene il quel luogo. Il bassorilievo è caratterizzato da tinte tenui, colori pastello bagnati qua e là da tocchi di oro, per un effetto che sia sì lieve ma anche prezioso. Una frase è stata dipinta sul fondo, come ad essere di conforto per il visitatore “Tutto è infinita connessione sempre. Ogni essere ha il suo cielo”.

Il team

L’opera di Aldo Bottoli, trova il suo completamento nella collaborazione con Francesco Iannone che, con il solo utilizzo di faretti a Led, ha saputo dare a questa rappresentazione profondità e movimento. Fasci puntuali e fasci diffusi illuminano il bassorilievo, dando l’impressione di una superficie che lievita, e guidano il visitatore, posto nella penombra, nella visione di questa evoluzione di noi stessi.

L’idea è quella di conferire naturalezza all’ambiente, inserire dettagli che sappiano dare un senso di realtà, che alleggeriscano la gravezza di questi momenti. Il ruolo della luce in questo ambiente è fondamentale, sa dove concedere più risalto e dove invece farsi indietro, per consentire una doverosa riservatezza.

Luce e colore nella cappella

La cappella del La Meridiana - illuminotronica

Anche per quanto riguarda i lavori sulla cappella, posta di fronte alla sala d’ingresso, i due designer hanno mantenuto come punto fermo l’utilizzo di elementi artificiosamente naturali, che possano alleggerire questo momento diffiile.

Iannone sottolinea come la vera sfida fosse quella di trasformare qualcosa di già esistente, in qualcosa di nuovo, attraverso l’arredo, i colori, la pavimentazione e, soprattutto, attraverso la luce. In che modo? Ce lo spiega lo stesso designer: “Il processo di ideazione partiva da elementi già consolidati, apparecchi illuminanti che sono stati inglobati, sostituiti da luci puntuali a Led con fasci molto stretti. Ll’unico controllo è un controllo manuale di dimming, pensato da noi e lasciato nelle migliori condizioni possibili.”

Targhe colorate - illuminotronica

Una luce artificiale penetra dalle due ampie finestre sul fondo della cappella, per dare, almeno in parte, un senso di sollievo al visitatore. Sensazione generata anche dagli altri elementi che Francesco Iannone ha voluto evidenziare attraverso le luci: un sole ideale, dipinto tra le pareti verticali e il soffitto, e due pannelli raffiguranti gruppi di uomini, un’immagine di ciò che potrà attenderci dopo la vita terrena.
Sulla parete d’ingresso una fascia d’oro incornicia le targhe colorate di coloro che non ci sono più. Una volta che il loro caro viene a mancare, i parenti raccolgono dall’Albero delle Vite Racchiuse la sua targhetta e la riposizionano nella cappella.

Così termina il percorso all’interno del La Meridiana, un percorso difficile, troppo spesso straziante, che si può solo cercare di alleviare, che si deve cercare di alleviare.

 

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