Migliorare i processi aziendali è possibile con IoT e creatività

migliori processi aziendali con IoT ILLUMINOTRONICA

Industrial IoT, integrazione umana e tecnologica, creatività. Su questi punti si basa l’approccio “disruptive” di Relayr nel risolvere problemi aziendali e trovare soluzioni, partendo dal presupposto che tutto sia possibile

Internet of Things… “basta la parola” recitava uno slogan pubblicitario. Ma dietro o insieme all’Internet delle cose c’è molto di più. Per esempio, la possibilità di utilizzare uno strumento e le sue potenzialità per risolvere un problema, partendo dalle reali necessità di un’azienda, garantendone la sua sopravvivenza e rilanciandola in modo che sia in grado di affrontare un mondo in costante evoluzione. Da qui nasce la visione di Relayr, una realtà di spicco nell’Industrial IoT, che è stata da poco acquisita per più di 251 milioni di dollari da HSB, parte della compagnia di riassicurazione Munich Re.

Relayr è nata solo nel 2013, eppure lo storico colosso tedesco ha dimostrato di credere fin da subito nelle sue potenzialità e capacità di gestire dati aziendali tramite cui conoscere in maniera approfondita un’azienda e fornire soluzioni e risultati assicurati.

«Nella decisione di acquisire Relayr vi è la prospettiva di avere piena visibilità e gestione dei dati. Solo conoscendo in maniera completa cosa accade all’interno di un’azienda è possibile fornire soluzioni garantite. Ed è proprio questo il punto vincente: la possibilità di applicare l’IIoT in un processo aziendale per migliorarlo e, appunto, assicurarne i risultati», spiega il Technical Lead Riccardo Della Martera.

Ma c’è molto altro ancora che rende l’approccio di Relayr tanto rivoluzionario quanto efficace. Ed è ciò che Della Martera spiegherà a ILLUMINOTRONICA, nel convegno “Fare business con l’IoT”.

Il suo intervento sarà focalizzato sull’IoT come tecnologia disruptive. Cosa c’è dietro a questa visione?

Partirò da un motto molto conosciuto: Yes, we can. Tutto è possibile, grazie alla tecnologia e soprattutto a un approccio ai problemi in cui l’IoT entra in gioco come abilitatore per ottenere un risultato. Quello che invece occorre evitare è il modo naif di assumere l’innovazione tecnologica, lasciandosi entusiasmare da un iniziale effetto emozionale senza però avere cognizione di che cosa se ne voglia fare.

Come va pensato e utilizzato l’Internet of Things perché sia realmente efficace nel risolvere un problema e trasformarlo in opportunità?

Prendo a esempio il caso di un’azienda tedesca di ascensori che tramite l’adozione di sensoristica ha potuto monitorare gli impianti installati, ottenendo notevoli risparmi in termini di manutenzione, prestazioni e sicurezza. Ciò è importante, tuttavia è un vantaggio che va inquadrato in un contesto ben più ampio, finalizzato al miglioramento della qualità di vita delle persone. Da qui scaturisce il vero valore della connettività.

Secondo lei, l’IoT oggi è davvero un concetto compreso?

C’è ancora molto scetticismo, causato da un affollamento di attori sul mercato non tutti affidabili, con la conseguenza di far perdere credibilità all’intero comparto. Nel mio intervento intendo sottolineare che si possono fare davvero molte cose grazie alla connettività, ma in una logica integrata.

Inoltre, Relayr offre un approccio consulenziale utile anche per le piccole e medie imprese. L’azienda tedesca di cui parlavo prima era una Pmi, e non è certo l’unica.

Un punto di forza di Relayr è integrare non solo tecnologie differenti, ma persone e competenze. Come risulta vincente questo modello?

Lo è nel momento stesso in cui realizziamo progetti su misura, malgrado questo richieda un significativo impegno di tempo e di risorse, decisamente maggiore rispetto al semplice utilizzo di metodologie e soluzioni standardizzate. Tuttavia questo approccio è il nostro punto di forza. Si uniscono i pregi di una cura quasi artigianale a una visione globale: in Relayr operano persone di 25 nazionalità differenti, unite dalla stessa lingua madre, l’inglese, ma con una visione finalizzata a prestare un’attenzione accurata a ogni cliente, di qualsiasi dimensione,migliorando la sua attività e permettendole soprattutto di sopravvivere e affrontare, debitamente preparati, condizioni di mercato sempre più complesse.

Dal punto di vista tecnologico non si tratta di creare nuove soluzioni, per l’azienda, ma di sfruttare ciò che c’è già e che sa; per noi significa conoscere perfettamente la macchina su cui si andrà a lavorare, in tutti i suoi aspetti e peculiarità, digitalizzando poi ogni aspetto per automatizzare il processo di miglioramento.

Disruptive per Relayr, più che una tecnologia è un approccio, conferma?

Certamente. Qualunque cosa che si definisce disruptive provoca un gap tra il prima e il dopo, in maniera tanto drastica e rapida chele persone fanno fatica ad adattarsi. Ma il termine è relativo: ciò che può essere disruptive per molti, non è così per chi propone una determinata tecnologia, perché è stata pensata con cognizione di causa. È poi l’utilizzo che se ne fa, rendere consapevole chi ne viene a contatto per risolvere un problema, assistendolo, cercando di avere un approccio razionale e insieme creativo nel modo in cui si arriva alla soluzione.

È questo che mi affascina maggiormente della possibilità di applicare l’IoT: associarvi altri strumenti molto più legati al business innestandovi la componente creativa.

Quale pensa sia e sarà la combinazione più virtuosa, tecnologicamente parlando, con l’IoT per renderla ancor più efficace?

Non credo sia importante pensare alla combinazione tecnologica vincente, ma alla finalità per cui si va a combinare che è – lo ribadisco – migliorare la vita delle persone, in termini economici certo, ma anche e soprattutto di quality of life.

Fare business con l’IoT è possibile: se ne parlerà al talk show dedicato a ILLUMINOTRONICA (BolognaFiere, venerdì 30 novembre ore 16)