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Intelligenza Artificiale e IoT illuminano l’arte

Internet of Things e Intelligenza Artificiale scendono in campo per dar luce alle opere d’arte, attraverso un sistema di riconoscimento delle opere in mostra, che calibra la quantità e l’intensità luminosa necessaria. Un sistema unico al mondo, ideato e brevettato dal lighting designer Francesco Murano. È uno dei massimi esperti nel campo dell’illuminotecnica applicata all’arte.

La sua idea è in grado di fare un salto di qualità straordinario all’allestimento di mostre.

Ora intende trasformare il prototipo in un progetto integrato e seriale. Per questo cerca dei partner, aziende fornitrici di tecnologia che vogliano cogliere l’opportunità di business.

Da Caravaggio alla Intelligenza Artificiale

Francesco Murano conosce bene la luce e l’applica all’arte da trent’anni. Si è occupato e si occupa tuttora di “far luce” sui più importanti dipinti, disegni, affreschi di ogni epoca, lavorando come lighting designer per grandi mostre. Ha illuminato le opere di Dürer per Palazzo Reale, alle tele di Van Gogh nel Divisionismo europeo, a Verona, e a quelle dei maestri del Rinascimento a Roma; di recente si è occupato di Frida Kahlo al Mudec a Milano e di Claude Monet al Vittoriano di Roma. In autunno gestirà una decina di mostre in cui saranno protagonisti mostri sacri come Andy Warhol e Jackson Pollock.

Ha scritto e pubblicato un libro su L’illuminazione delle opere nelle mostre d’arte.

Ma quando gli si domanda quale sia l’autore per cui la luce esalta ancor più i suoi capolavori non ha dubbi: Caravaggio. Murano letteralmente si illumina parlando di questo autentico protagonista dell’arte: «mi sono occupato di allestire Gli occhi di Caravaggio, mostra curata da Vittorio Sgarbi. Nel caso della Flagellazione, bastò illuminarla con una sola luce, malgrado l’opera fosse di una certa dimensione. L’opera reagì subito, non è solo una questione di tecnica, ma anche di materia pittorica, pensata apposta per “accendersi”».

Come si compone il sistema di riconoscimento

Torniamo al suo sistema di riconoscimento e illuminazione. È composto da una telecamera, da un sistema di proiezione e da un pc. La prima individua l’oggetto, invia le informazioni all’elaboratore che poi le veicola al computer. «Anche il problema della distanza tra la telecamera e il dispositivo di proiezione è stato risolto mediante un algoritmo che si occupa del loro allineamento – spiega Murano – Il sistema funziona, è testato, non è un’ipotesi», sottolinea il docente di illuminotecnica al Politecnico di Milano, che l’ha brevettato.

Il sistema sfrutta il meglio della tecnologia, dall’Internet delle Cose all’Intelligenza Artificiale. «Essi entrano in gioco rendendo completamente autonomo il sistema. Una volta acceso, il dispositivo si regola autonomamente», illustra il lighting designer. Chi allestisce la mostra può spostare i quadri, decidendo la collocazione. È poi l’impianto che legge i quadri, le caratteristiche, le dimensioni, e stiamo lavorando affinché riconosca persino la tecnica – dipinto, disegno, affresco che sia – così da calibrare la luce in modo ottimale, mettendo in atto un perfetto esempio di smart lighting.

Ora però serve costituire un sistema che integri questi dispositivi in un unico apparecchio, miniaturizzando opportunamente i vari componenti. È qui che potrebbero entrare in gioco aziende in grado di trasformare il prototipo in un modello di business replicabile. Un’operazione commercialmente interessante. «Ho partecipato a un concorso a Roma. La Regione Lazio ha emanato un bando per la digitalizzazione per i musei, e mi piacerebbe testare l’efficacia di sistemi come il mio, anche per la sicurezza e il controllo accessi». Grazie al controllo da remoto è possibile inoltre inserire via web contenuti e tramite l’IoT le potenzialità si moltiplicano, affinando e rendendo davvero su misura la luce: la smart lighting, quindi, all’ennesima potenza.

Le opportunità di business

Le potenzialità ci sono, il mercato pure. Cosa manca allora? «Serve una società disposta a crederci, facendo ricerca mirata. Già il passaggio dall’elettromeccanica all’elettronica integrata è stato complicato; il LED è stato inizialmente osteggiato. Bisognerebbe trovare un’azienda che abbia il coraggio di passare da una logica tradizionale all’Intelligenza Artificiale o all’IoT», ammette che non cene sono molte ma è certo che ora qualche azienda “illuminata” e che crede nella ricerca si farà avanti.

Tra l’altro, questo sistema supererebbe i problemi tipici dell’illuminazione delle opere d’arte e in particolare dei dipinti, affrontati quando si allestisce una mostra d’arte: puntamenti sbagliati, illuminamenti eccessivi, macchie di luce sulle pareti vuote. «Il vero errore è che spesso viene delegato il lavoro di lighting designer a chi si è aggiudicato l’allestimento, all’installatore responsabile degli impianti elettrici. Tutti ottimi professionisti, ma non esperti dell’illuminazione di un quadro – replica il docente di illuminotecnica – La giusta luce cambia la percezione stessa dell’opera d’arte, la esalta o la svilisce quando addirittura non la disturba o l’annienta. A volte ci sono problemi di “rumorosità” delle luci sulle pareti della sorgente luminosa, oppure si creano “sbavature” luminose, dettagli che vengono trascurati ma che spesso impediscono una buona visione delle opere».

Tutti problemi evitabili con una soluzione integrata, che coniuga IoT, AI e la volontà di cogliere un’opportunità di business potenzialmente enorme nata da una linea di ricerca originale ed affascinante.

 

Intelligenza Artificiale e Internet of Things applicati ai vari ambiti della vita quotidiana saranno temi forti della prossima edizione di ILLUMINOTRONICA (Fiera di Bologna, 29/30 novembre – 1 dicembre).