E-mobility e guida autonoma: l’innovazione si fa strada

La e-mobility non è mai stata così interessante e ricca di spunti. Durante lo Strategic Innovation Summit, tenutosi a Modena in occasione di Fortronic Forum, si è parlato di electric vehicle e di autonomous car e si è tratteggiato un futuro in cui vedremo volare droni elettrici in grado di trasportare persone, circolare e-car sempre più performanti, come pure moto, scooter e bici elettriche, e immaginare concretamente una Motor Valley al 100% elettrica.

L’evento sull’innovazione tecnologica promosso da Assodel è stato così un’ottima occasione per ascoltare, direttamente dalla voce di chi opera sul campo, trend in atto e opportunità aperte.

A dir la verità, oltre che di presente e futuro, c’è stato modo di far spazio anche a un po’ di passato e di storia: come ricorda Riccardo Oldani, giornalista e moderatore, le prime avvisaglie di trazione elettrica risalgono al XIX secolo. Varie cause hanno impedito all’e-mobility di svilupparsi in modo signifciativo, ma oggi le condizioni sono cambiate. In meglio.

È lui a parlare di Volocopter, drone elettrico in grado di portare in volo persone, simili a elicotteri. I primi test sperimentali sono già stati eseguiti a Dubai. Vedremo se si creeranno le condizioni per un loro sviluppo commerciale. Intanto però volano e si provano.

L’innovazione tecnologica non solo è reale, ma è strategica; lo ricorda Maurizio Maitti, presidente Assodel alla sala affollata anche da molti addetti ai lavori che promuovono componenti elettronici sempre più protagonisti nell’evoluzione della mobilità.

 

Le batterie al centro della e-mobility

Cuore dei veicoli elettrici sono le batterie. A illustrare i trend, le opportunità e le criticità del componente più importante degli electric vehicle è Riccardo Masiero del CRIT, società specializzata nella ricerca.

Nel corso della presentazione Masiero ha fatto una panoramica dei punti chiave utili a comprendere i progressi in questo campo, nonché le tematiche ancora aperte e su cui investire, a partire dallo sviluppo dell’elettrificazione nei veicoli, alle barriere tecnologiche, illustrando anche componenti e caratteristiche tecniche delle batterie, costi, analisi di mercato. Dalle batterie advanced Li-On alle Lithium-Sulfuri la ricerca prosegue e illustra quelle che saranno le soluzioni per il futuro: le Solid State bactery.

È lui a delineare quanto accadrà nella elettrificazione dei veicoli, ipotizzando «pacchi batteria che costano il 45% di meno e durano il 50% di più rispetto a oggi», ha affermato. Così, è facile poter pensare che nel decennio 2015-2025 si potrà passare da un costo di 24mila euro attuali a 13mila in soli dieci anni.

Che opportunità si aprono per l’Italia in tutto questo cammino? «Le opportunità che riguardano la verticalizzazione delle competenze che già ci sono, ovvero quelle relative all’assemblaggio delle batterie, ma anche gli aspetti di innovazione e creatività soprattutto nel problem solving», afferma Masiero.

Riccardo Masiero
Riccardo Masiero, Technology & Innovation Advisor CRIT

 

Autonomous car, il futuro già circola in Emilia

Trent’anni fa come oggi andava in scena sulle strade italiane il primo al mondo esperimento di guida autonoma: protagonisti un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma che in soli sei giorni, a bordo di una Lancia Thema, percorsero 1860 chilometri. Per oltre il 90% del tragitto l’auto si guidò… da sola. Così si fece conoscere e acquisì un’identità propria Vislab, spin off universitario acquisito nel 2015 per 30 milioni di dollari da Ambarella.

Al Summit parla di quanto accaduto e accade tuttora all’interno del centro di ricerca il business development manager di VisLab, Pier Paolo Porta. Illustra le attività portate avanti oggi dalla realtà parmense ed evidenzia alcuni problemi normativi per la sperimentazione dell’auto a guida autonoma creati dal decreto Smart Road. «Uno dei punti critici riguarda la necessità di archiviare i dati raccolti nei due anni in cui si effettua la sperimentazione: questo significa un’enorme quantitativo, qualcosa come 70 terabyte al giorno». In ogni caso sottolinea l’importanza del decreto, che punta su tre concetti forti: la sicurezza, l’efficienza e la creazione di un indotto economico. Elogia anche la nascita dell’Osservatorio Smart Road, «rilevante perché gli standard di comunicazione cambiano di continuo ed è importante arrivare a una definizione condivisa a livello internazionale», segnala Porta.

Così come servono i veicoli, altrettanto importanti sono le infrastrutture in cui si muovono e che devono essere in grado di colloquiare vicendevolmente. Ne ha parlato Francesco Guaraldi, project manager UniMore (Università di Modena e Reggio Emilia), portando l’esempio di Masa, un laboratorio per studiare e testare i sistemi di assistenza alla guida e le auto connesse. Promosso dal Comune e dall’Autodromo di Modena, in collaborazione con l’ateneo e con Alfa-Maserati, è l’unico esempio di sperimentazione in ambito urbano esistente in Italia per migliorare la mobilità. Nato prima del decreto già citato, «è un ottimo esempio di integrazione pubblico privato, di IoT, di tecnologia, di ricerca», portando avanti svariati progetti in collaborazione con aziende di livello internazionale come Infineon e Magneti Marelli.

 

Supercar, moto e bici: l’e-mobility è ubiqua

Dalle infrastrutture ai veicoli il passo è breve: così al Summit è tempo di parlare di Muner, “super-università” nata nella Motor Valley emiliano-romagnola: una realtà, che compie un anno, creata da quattro atenei regionali più alcune delle più rappresentative Case automobilistiche e motociclistiche, come Ferrari, Lamborghini, Ducati, di recente anche Pagani.

Riccardo Rovatti, docente universitario e coordinatore del corso di Laurea in Advanced Automotive Electronic Engineering, illustra questo primo anno di corso, che ha visto la selezione e la frequenza agli studi di 14 studenti super selezionati e dove «le aziende hanno un ruolo fondamentale nella programmazione dell’attività didattica, nella calendarizzazione delle visite formative», segnala.

L’elettronica è importante negli studi, ma anche sulla strada: anzi l’innovazione spinta che vede componentistica e tecnologia sempre più vicine è dimostrato dalla storia di Italian Volt, startup che ha realizzato la moto elettrica Lacama, ma è andata oltre, creando un business model più ampio. E ora, racconta il Ceo Nicola Colombo,

«stiamo cominciando a pensare di portare l’Intelligenza artificiale all’interno del veicolo».

L’innovazione entra in gioco anche nelle e-bike: lo dimostra FIVE, Fabbrica Italiana Veicoli elettrici, produttrice di bici a pedalata assistita, prima azienda in Europa ad aver previsto in loco l’assemblaggio delle batterie elettriche. A raccontarlo è il rappresentante istituzionale, Gary Fabris, che ricopre anche il ruolo di presidente del neo presidente del gruppo Veicoli Elettrici costituitosi all’interno di Confindustria Ancma – Associazione nazionale ciclo e motociclo.

 

E-mobility italiana: occorre un progetto di filiera e coraggio imprenditoriale

Fabris ha colto l’occasione del Summit per lanciare un appello: «oggi la componentistica elettronica la acquisiamo nei Paesi asiatici. Ci piacerebbe che in Italia potessero essere realizzate le parti elettroniche necessarie». Consideriamo che il mercato della e-bike, oggi attestato su circa 150mila veicoli (dati 2017), dovrebbe raggiungere il mezzo milione di unità nel 2025. Da qui si comprendono le opportunità innescate da un così ampio indotto.

Tutto quello che riguarda la mobilità elettrica, in ogni suo aspetto, prescinde da una necessaria attività di ricerca e sviluppo, di cui ASTER è certamente un fiore all’occhiello con i suoi numerosi laboratori privati e pubblici attivi. Francesco Paolo Ausiello, direttore dei progetti strategici della società consortile dell’Emilia-Romagna per l’innovazione e il trasferimento tecnologico, oltre a elencare le attività sviluppate, tocca alcuni temi delicati riguardo l’e-mobility. Tra questi la capacità di battery pack, «decisamente inferiore alle necessità. Questo è il momento giusto per entrare nel mercato», sottolinea, invitando gli addetti ai lavori, italiani e non solo, a essere pronti ad affrontare una sfida importante, perché la mobilità elettrica è certamente uno dei settori a più grande potenziale di sviluppo, ma anche irto di difficoltà. Occorrono quindi, «aziende dalle spalle larghe, nella stessa Motor Valley. Anzi, dico che o si trasforma in una Hybrid o Electric Motor Valley o è destinata a scomparire». Certo, l’affermazione è provocatoria, ma è necessario uno sguardo prospettico, investimenti e «un atteggiamento imprenditoriale coraggioso», capace anche di fare sistema.

 

 

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