L’Intelligenza Artificiale avanza per migliorare la nostra vita

intelligenza artficiale ILLUMINOTRONICA

Se si parla di Intelligenza Artificiale, dal film di Spielberg a oggi si è assistito a un’evoluzione notevole.
Da un soggetto per un film di fantascienza d’inizio terzo millennio oggi è un’opportunità tecnologica concreta dalle applicazioni in vari ambiti, dal retail alla sanità fino alla smart city.
Certo, è suscettibile di migliorie, ma di sicuro al presente e nel prossimo futuro si attendono sviluppi avanzati che permetteranno di realizzare soluzioni sempre più human centric.

talk show Intelligenza Artificiale Illuminotronica
Il talk show sulla Intelligenza Artificiale, svoltosi a Illuminotronica

L’evento dedicato all’Intelligenza Artificiale, a ILLUMINOTRONICA, condotto e moderato da Nicoletta Boldrini, direttore di AI4Business, ha permesso di delineare lo stato dell’arte, grazie alla presenza di un parterre di relatori che rappresentano realtà di ricerca e di business del più alto livello.

Intelligenza Artificiale, il ruolo della ricerca

Per quanto riguarda il ruolo della ricerca, ci ha pensato Simone Calderara, docente deep learning presso l’UNIMORE – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, a introdurre l’argomento e a far comprendere cosa si stia facendo. Dopo una necessaria introduzione su cosa sia un sistema intelligente, ha mostrato cosa si può fare già oggi con l’AI. “Un sistema è intelligente nel momento in cui riesce a compiere un compito di competenza umana. Man mano che l’ambito applicativo si evolve si sposta la frontiera sempre più in là”.
Questo si nota ancor più con il deep learning, in cui il calcolatore opera unicamente sui dati, senza aver bisogno di un sostegno umano.
In quel senso “cediamo il controllo, ma guadagniamo che è possibile scegliere caratteristiche che portano a risultati molto migliori” sebbene non condotti con una logica umana.
Se lasciamo al calcolatore di cercare nei dati nuove correlazioni e informazioni possono emergere caratteristiche magari trascurate”, prosegue Calderara, spiegando anche come le opportunità oggi si ampliano anche grazie alla semplificazione offerta dalla digitalizzazione dei dati.

Intelligenza Artificiale, opportunità per le aziende

Si aprono opportunità impensabili fino a qualche anno fa, per fare analisi specifiche o per svolgere servizi mirati: per esempio gestire la luce in modo da evidenziare determinate aree, in modo da sottoporre all’attenzione un oggetto piuttosto che un altro.
Un elemento utile, per esempio per servizi di pubblica utilità e di sicurezza in varie applicazioni, tra le quali il mondo retail.
Di quest’ultimo settore e delle potenzialità applicative nei prossimi anni ne ha parlato Sandro Parisi, Ceo di Eudata, che ha introdotto il tema dei chatbot e dei virtual data assistant.
In alcuni settori si stanno già sviluppando progetti che hanno un ritorno degli investimenti certo e misurabile”, primo dei quali è il customer service: “già oggi noi seguiamo qualcosa come 300mila sessioni mese di interazioni tra clienti e aziende, con effetti importanti sulla riduzione dei costi ed evitando task estremamente noiosi e frustranti per chi opera nei contact center”.
Luca Ruzzola, data scientist AIM2, specializzata in consulenze machine learning e sviluppo di prodotti di computer vision ha invece rivolto l’attenzione su quello che sarà l’AI nel prossimo futuro: “Non so dirvi cosa sarà il mondo dell’AI tra 15/20 anni; ma so quello che è oggi e nei prossimi 5 anni, focalizzata sull’autonomous driving, sul miglioramento dei processi in ambito industriale, in termini di controllo qualità, sicurezza dei dipendenti, monitoraggio di aree. A mio avviso il futuro è orientato all’integrazione tra Intelligenza Artificiale e Internet of Things”.
Interessante in questo senso quanto sviluppato da AIM2, come AI Edge X e con soluzioni per la sicurezza dei lavoratori trattati diffusamente qui.

La necessità di fare filiera

Poste applicazioni e prospettive, si torna alla questione iniziale: come si mette a fattor comune una filiera? Come far sistema in un mondo sempre più complesso con competenze e obiettivi diversi? Secondo Parisi, la distanza si è già accorciata un po’. “Quando parliamo con aziende che toccano le componenti fisiche, se accenniamo a termini specifici sanno di cosa stiamo parlando. Ci sono problemi tecnici da gestire”, ma è possibile interagire col mondo aziendale.
Ruzzola punta l’accento sulla necessità di contare su competenze multidisciplinari: “occorre innanzitutto formazione, ma poi servono capacità di interazione col cliente, creare un rapporto di fiducia per arrivare a un risultato tangibile. In ogni caso, in alcuni settori fare filiera è già un’opportunità praticata. Penso all’automotive, per esempio, dove hardware e software convivono”. Spiega anche come nel mondo dell’elettronica sia già più semplice questa possibilità di avere una visione di filiera.
Ciò che serve ancora è abilitarsi a questo tipo di tecnologie: se i dati vengono progettati e strutturati in un determinato non si possono applicare all’AI”. Da qui occorre introdurre figure professionali specifiche, come l’ingegnere informatico, che non programmi ma che svolga il ruolo di ingegnere dell’innovazione, “che aiuti ad abilitare gli altri
a essere pronti al processo di informazione, alla necessità di introdurre software, intelligenza, automazione nel processo produttivo, per dare più appeal al prodotto
”.