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Cos’è il Design Thinking e come si applica

Cresce l’attenzione di manager, imprenditori e consulenti per il Design Thinking che si diffonde fra i professionisti e imprese italiani quale approccio alternativo all’innovazione. Un approccio che è sempre più pervasivo in vari contesti – dalla progettazione alla consulenza direzionale, dalla creazione di esperienze digitali (UX/UI) allo sviluppo di nuove esperienze di consumo – ed è trainato dalla trasformazione digitale.

L’ecosistema italiano

Nato nel 2017, l’Osservatorio Design Thinking della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato i primi risultati di una ricerca basata su 60 imprese che adottano il Design Thinking nei propri processi di innovazione (per lo più agenzie digitali, studi di design, società di consulenza strategica e di sviluppo tecnologico).

Abbiamo a disposizione molta più tecnologia di quanta riusciamo a utilizzare: la vera trasformazione innovativa consiste nel portarla nelle mani delle persone – ha dichiarato Roberto Verganti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Design Thinking for Business – La tecnologia è digitale, ma il modo in cui questa cambia la nostra vita viene dal design che va a ripensare l’interazione fra uomo e tecnologia abilitandone la fruizione”.

“Il Design Thinking è un approccio human centric all’innovazione finalizzato a integrare le esigenze delle persone con le possibilità offerte dalle nuove tecnologie”

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Le origini del Design Thinking

Il Design Thinking è un modello progettuale utilizzato per risolvere problemi complessi impiegando una visione e una gestione creative. Codificato negli anni 2000 dall’Università di Stanford, è centrato sulla persona sia come soggetto ideatore sia come destinatario del progetto.

Il Design Thinking prevede 5 fasi:

  1. Identificazione del problema e dell’obiettivo.
  2. Identificazione del contesto e definizione di dati e attori chiave.
  3. Analisi e ricerca delle opportunità.
  4. Ideazione, prototipazione, test e validazione.
  5. Realizzazione del prodotto/servizio.

I modelli di Design Thinking

Dalla ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano emerge come non esista un unico approccio al Design Thinking in grado di adattarsi a tutti i problemi posti dai processi di innovazione, ma che è possibile riconoscere quattro modelli principali. Tutti questi modelli sono accomunati da una visione del valore e del cambiamento che combinano tre fattori: le tecnologie (come vengono fatte le cose e come migliorare la loro performance); le persone (come le cose fatte hanno valore per i clienti); come l’organizzazione può trarre profitto offrendole.

Creare smart spaces

Applicato all’architettura e alla progettazione degli spazi (in proposito l’Arch. Carlo Ratti afferma che “il digitale non ha ucciso lo spazio, ma ha cambiato totalmente il modo di progettarlo”), questo approccio punta a superare le barriere fra le persone e gli ambienti in cui vivono portando alla creazione di smart spaces, ovvero spazi intelligenti in cui gli individui e il loro benessere diventano centrali. Alla base di questa progettazione (o ri-progettazione) c’è sempre l’adozione e l’integrazione delle nuove tecnologie digitali, Internet of Things in primis.

Di design thinking e smart spaces si parlerà a ILLUMINOTRONICA 2018, la mostra convegno di riferimento per il nuovo mercato dell’integrazione in programma il 29-30 novembre e l’1 dicembre 2018 a BolognaFiere.

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