Auto elettrica, ago della bilancia della mobilità del futuro

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Che momento vive l’auto elettrica? E il settore automobilistico come sta gestendo la transizione verso nuovi modi di pensare le vetture? Sono temi quanto mai attuali, oggetto di riflessione. Un recente momento di confronto è stato Klimamobility, La conferenza dedicata alla mobilità sostenibile è stata organizzata nella area della fiera di Bolzano e intitolata “Guidare la mobilità del futuro”. Sul palco Michael Macht, ex numero uno di Porsche, e Johann Wohlfarter, Ceo di Alperia, hanno evidenziato due modi di intendere l’auto.

Auto elettrica, transizione e dubbi

Macht ha preso la parola, introducendo le difficoltà cui si sta andando incontro il mondo automotive. Al centro delle sue considerazioni le disposizioni attuate in Unione Europea per imporre limiti stringenti alle emissioni delle auto. In ogni caso si parte comunque dalla consapevolezza che esse causano il 12% circa della CO2 emessa nell’atmosfera UE.

La strategia UE intende ridurre in modo sostanzioso i consumi di carburante, ponendosi obietti ambiziosi. Entro il 2021 le nuove auto dovranno mantenersi entro i 95 grammi di CO2 per chilometro. Ciò significa un consumo di carburante di circa 4,1 l / 100 km di benzina o 3,6 l / 100 km di gasolio. Ma al 2030 i limiti diventeranno ancora più severi, intendendo ridurre di un altro 37,5% le emissioni. Nel frattempo, già nel 2025 l’anidride carbonica dovranno vedere una diminuzione del 15%, pena severe multe alle Case automobilistiche.

Qui, Macht ha rincarato i suoi dubbi, suffragato già da alcuni rilievi fatti, per esempio, da PA Consulting secondo cui solo cinque Gruppi automobilistici non dovrebbero subire conseguenze dai limiti imposti, per gli altri invece si prospettano sanzioni pesanti.

Lo stesso ex vertice Porsche ha espresso perplessità nella possibilità di arrivare a una transizione verso l’auto elettrica, convinto che il comparto automobilistico tradizionale sia ancora in grado di dire la sua nella transizione verso una mobilità più eco sostenibile. Il problema forse è considerare l’auto come la “bestia nera” senza pensare – ricorda – che 15 maxi navi porta container sono capaci di produrre emissioni equivalenti a 750 milioni di auto. Una cifra esorbitante che deriva da una stima fatta (dieci anni fa) da James Corbett, docente della University of Delaware.

Lo stesso ex Ceo Porsche pone altre criticità sulla possibilità di una rapida conversione all’elettrico. Segnala i problemi di reperimento delle materie prime per le batterie, le supposte difficoltà a soddisfare le esigenze energetiche con un mix da fonti rinnovabili e altri scenari foschi che potrebbe pesare anche a livello di occupazione nel settore automobilistico.

Più che a quella elettrica Macht propende per la mobilità a idrogeno.

Mobilità elettrica, le prospettive

Di altro tenore la posizione del Ceo di Alperia. Non nasconde criticità legate all’evoluzione dell’emobility, come emerge da previsioni riguardanti il suo sviluppo. Evidenzia le carenze in termini di infrastruttura di ricarica, tra l’altro ancora concentrate in ambito urbano. Ma Wohlfarter crede nella smart mobility, «non solo per questioni di business» segnala. I numeri stessi di Alperia comprovano che si tratta di una realtà proiettata verso l’emobility: con 300 stazioni di ricarica installate, la maggior parte delle quali pubbliche, detiene il parco auto elettrico più consistente dell’Alto Adige e lo scorso anno ha inaugurato il primo hypercharger pubblico in Italia e tra i primi in tutta Europa per la ricarica di auto elettriche con una potenza fino a 300 kW. Inoltre ha siglato un accordo di interoperabilità con Enel X che permette ai clienti dell’azienda di poter usufruire delle oltre mille stazioni per fare “il pieno con la spina”. Lo stesso parco auto aziendale conta già oggi su 50 electrical vehicle e ambisce a raggiungere nel prossimo futuro metà parco auto “a spina”.

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Johann Wohlfarter, Ceo di Alperia, durante la conferenza Klimamobility

Smart mobility, il ruolo della guida autonoma

«In futuro cambieremo le colonnine da 45 con quelle da 150 kW, rafforzando il numero di hypercharger», segnala. È consapevole che le difficoltà non mancano, che occorre un supporto anche a livello istituzionale per promuovere questa forma di mobilità. E guarda anche al futuro con la speranza di vedere presto affrancarsi non solo l’auto elettrica, ma l’auto a guida autonoma, un mezzo per la transizione vera verso la smart city:

«se prenderà piede, sarà la fine del modo di intendere oggi la mobilità, con auto di proprietà ferme per buona parte del loro tempo. Si riuscirà così a liberare le città dalle auto».